Le interviste policrome: Francesca Menchella e il suo mondo a colori

F_Menchella_06Caro Diario, come ti raccontavo nell’ultimo articolo, nel coworking di Policromi si è creata una incantevole alchimia che attira persone creative, interessanti e appassionate con cui è bellissimo condividere chiacchiere e lavori. Per questo ho pensato di fartele conoscere meglio e fare due chiacchiere con loro qui, sulle tue pagine.

Oggi ti riempio di colori e creatività con le bellissime illustrazioni di Francesca Menchella che sa coniugare precisione e passione, sogno e concretezza. Ha un modo di fare pacato e calmo ma i suoi lavori esprimono un vulcano di idee e colori. Le sue illustrazioni, la sua storia e la sua simpatia hanno conquistato tutti qui da Policromi e siamo sicuri che conquisteranno anche teF_Menchella_07

COME TI CHIAMI?
Francesca Menchella

CHE LAVORO FAI?
Sono architetto ed illustratrice, ovvero una che offre soluzioni creative alle richieste più disparate.

QUAL È IL TUO COLORE PREFERITO?
Il rosso in tutte le sue gradazioni.

F_Menchella_01RACCONTACI IL PERCORSO CHE TI HA PORTATO A FARE QUELLO CHE FAI
Il mio percorso è stato “ricalcolato” più volte… Ci sono stati diversi cambi di direzione, per così dire e, ogni esperienza ha aggiunto un tassello alla mia formazione.
Sono laureata in Architettura con una tesi in progettazione ed ho conseguito un master in Storia dell’architettura. Ho lavorato in ambito universitario; per gli Archivi di Architettura del MAXXI e come consulente informatico per conto di una importante software house.
Alcuni anni fa, in un momento di crisi personale, cercando esperienze che aumentassero il livello di serotonina, ho ripreso a disegnare e mi sono specializzata in illustrazione editoriale.
Dopo un periodo in cui ho vissuto queste due realtà in conflitto tra loro, sono sempre più orientata verso la “quadratura del cerchio” e mi sono scoperta una grande appassionata di immagini alla ricerca di modi sempre nuovi di espressione.

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PARLACI DELL TUO ULTIMO LAVORO

Ho da poco concluso una copertina per una casa editrice indipendente. Collaborare con loro ha significato progettare la linea grafica per una futura collana editoriale e lavorare su tanti aspetti della comunicazione per immagini.

 
ORA RACCONTACI DEL PROSSIMO LAVORO CHE VORRESTI REALIZZARE
Col tempo, sempre nell’ottica della “quadratura del cerchio”, vorrei orientarmi sempre più verso il visual design e per questo motivo, dopo essere rimasto per anni un “pensiero felice” (per citare Peter Pan), sta prendendo forma il progetto di studio grafico Alice sotto sale.

PERCHÈ HAI SCELTO DI LAVORARE IN UN COWORKING?
Per uscire dall’isolamento del libero professionista ed entrare in contatto con altre esperienze, nella prospettiva di scambio e collaborazione, di cui sento di aver bisogno per alimentare l’entusiasmo ed attivare nuove connessioni!
F_Menchella_05.jpgTI VA DI CONDIVIDERE CON NOI UN TRUCCO/APP/CONSIGLIO UTILE?F_Menchella_02_Per Come un albero Onlus.jpg 

Il mio consiglio è quello, meraviglioso, di Pavese a Fernanda Pivano:
“Si faccia una vita interiore, di studio, di affetti, che non siano soltanto di arrivare ma di essere e vedrà che la vita avrà un significato…”.
Per arrivare ad avere uno sguardo personale sul mondo, che ci contraddistingua da altri che percorrono la nostra stessa strada (altri illustratori o architetti, nel mio caso), credo infatti occorra coltivare la propria personalità, attraverso i propri studi ed interessi.

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Caro Diario, l’intervista si conclude qui ma se vuoi conoscere meglio Francesca e i suoi lavori dai un’occhiata al suo portfolio on line e non esitare a contattarla!

francesca@alicesottosale.it

Le liste di Policromi

Rubrica per persone incasinate a autoironiche

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Inauguriamo oggi anche nel blog la nuova rubrica di Policromi sulle liste.
Prima erano solo quelle della spesa, poi da quando lavoriamo in proprio ne abbiamo iniziate a scrivere sempre di più finché non hanno preso il sopravvento e ora ne siamo sommersi. Per questo abbiamo pensato di scherzarci sopra e condividere con tutti voi questa modalità così amata e odiata. Tu le fai? Ti piacciono o le odi? Quale punto aggiungeresti alle nostre liste?
Il primo tema che abbiamo affrontato è, appunto: “Le liste“, in 6 punti

• Che tu le scriva al computer o in bellissimi quaderni, non è importante che penna usi ma che alla fine della giornata tu sia riuscito a depennare almeno qualche punto

• Se perdi più tempo a compilare liste che a fare il tuo lavoro cambia metodo

• Quando ti senti sopraffatto e hai voglia di mollare tutto pensa al piacere che proverai quando depennerai il punto più faticoso

• Fai anche delle liste su cose piacevoli: i viaggi da fare, i vecchi amici da contattare, le cose belle fatte durante la giornata

• Le liste sui pregi e difetti per scegliere il compagno dei sogni si possono compilare solo fino a 18 anni non compiuti

• Ti accorgerai di aver dimenticato la lista della spesa a casa quando il giorno dopo non potrai fare colazione col caffè perché hai scordato di comprarlo

Coworking: pregi e difetti

Cosa ho imparato dopo un anno nel coworking di Policromi

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Caro Diario, questo di oggi è un argomento complesso ma ne scrivo volentieri, così forse riesco a riordinare le idee. Innanzitutto la mia posizione è duplice, perché qui da Policromi io ci lavoro e ho una scrivania come tutti gli altri coworker, ma Policromi è anche il coworking che ho co-progettato e che gestisco, quindi le mie considerazioni sono duplici. Visto che le cose da dire sono tantissime ne scriverò solo alcune e lo farò in modo molto schematico, riservandomi di tornare sull’argomento, perché questo è un tema a cui tengo molto.

Ecco cosa ho imparato dopo un anno da coworker:

I vantaggi:

  • Arrivare a lavoro e trovare sulla scrivania un biglietto e tante caramelle ↓scrivania-policromi-caramelle-e1554397294793.jpg
  • Arrivare a lavoro e trovare qualcuno che mi ha aspettato per prendere il caffè insieme;
  • Lavorare in uno spazio condiviso, uscire di casa tutti i giorni, confrontarsi con professionalità diverse ha reso il lavoro più piacevole e produttivo. Non è una trovata pubblicitaria, è proprio vero. O almeno per me è stato così: non ho mai concluso tanto come questo anno.
  • Lavorare in un ufficio fuori casa mi ha permesso di avere più cura di me e soprattutto ho imparato a distinguere il tempo lavorativo e quello non lavorativo. Ho imparato a “STACCARE”. Lavoro sempre tanto, non sempre stacco completamente, ma di solito quando chiudo il portone di Policromi ho la sensazione di aver concluso la mia giornata lavorativa. E questa è una bellissima sensazione. Prima non staccavo proprio mai.
  • Avere un vero ufficio ha reso il mio lavoro più credibile. Ora ho uno spazio e un tempo dedicato al lavoro ed è più far capire che quando sono qui mi dedico esclusivamente al lavoro. Non lavo più i piatti nelle pause e non sono più sempre disponibile. Lavorare qui mi ha permesso di farlo capire a chi mi sta vicino ma soprattutto mi ha consentito di prendere atto del fatto che prima non era così. Credo che questo sia l’aspetto che ha aumentato maggiormente la mia produttività.

Gli svantaggi:

  • Lasciare da Policromi libri e computer (che sono i miei strumenti di lavoro) richiede una buona organizzazione. Devo ricordarmi di portare da casa i testi che mi servono e viceversa. Lavorare da casa aveva il vantaggio di avere tutto a portata di mano, sempre. Qui mi è capitato tornare indietro perché avevo dimenticato le ultime dispense da portare a lezione. All’inizio facevo da spola casa-Policromi molto spesso, ora ho imparato ad essere più organizzata, ma posso perfezionarmi ancora;
  • mi sono affezionata. Ho cercato di mantenere un distacco professionale ma non ci sono riuscita. Il lavoro da freelance ti porta a cambiare situazione e location quindi anche da Policromi c’è stato un ricambio di coworker. Questo lo avevo previsto. Ma non avevo preventivato di affezionarmi così tanto ai miei compagni di scrivania. Certo, l’amicizia è rimasta, ma il fatto di non condividere più la chiacchiera mattutina e i vari rituali quotidiani mi manca proprio. Mi ci abituerò? Forse. Per ora no;
  • si sono moltiplicate le mie idee lavorative. Scrivo e faccio progetti da anni, ma il fatto di stare a contatto con persone interessanti mi ha fatto venire voglia di riprendere progetti accantonati da molto tempo e svilupparne altri. Questo è un bel vantaggio, ma anche uno svantaggio perché non riesco a fare tutto e devo diventare più brava a selezionare e organizzarmi, altrimenti mi perdo fra le mille cose.

Ecco invece cosa ho imparato dopo un anno da coworker manager (che parolone, vero?):

  • innanzitutto non sono la sconclusionata tuttofare che avevo paura di essere. Mi spiego: mentre progettavo questo spazio ho avuto il timore di andare completamente fuori tema rispetto ai miei principali interessi lavorativi di antropologa-ricercatrice-formatrice-ecc-ecc. Poi, studiando, ho appreso che i coworking sono nati proprio così. Si narra infatti che il primo coworking al mondo sia nato nel 2005 a San francisco dall’idea di Brad Neuberg, un giovane appassionato di open source, che stava lanciando una startup ed era in cerca di uno spazio dove poter lavorare a prezzi accessibili. È così che ha immaginato uno spazio condiviso di lavoro e ha inventato questo termine per definirli. Successivamente i coworking si sono diffusi in tutto il mondo. Non abbiamo inventato niente, dunque, ma non è nemmeno da sconclusionati tuttofare immaginare di gestire un coworking e contemporaneamente portare avanti un’attività lavorativa completamente diversa.
  • la mia paura più grande quando abbiamo deciso di aprire il coworking di Policromi era quella di lavorare vicino a persone antipatiche o maleducate. È facile cambiare posto e colleghi di lavoro quando sei un coworker ma se gestisci un coworking nel quale lavori questo potrebbe essere un vero problema. Lavorare da freelance ha il grandissimo vantaggio di poter scegliere i propri collaboratori e frequentare solo colleghi con i quali ci si trova bene e a questo mi dispiaceva rinunciare. La più bella scoperta di questo primo anno del coworking di Policromi è stata incontrare solo persone con le quali mi piace tantissimo trascorrere il tempo, condividere le pause caffè e i pranzi. Non so perché è successo e non so se continuerà ad andare così, ma questa è stata la scoperta più bella e inaspettata di questo primo anno. È come se ci si scegliesse reciprocamente, questa cosa mi piace tantissimo e continua a sorprendermi.

Caro Diario, queste sono le prime considerazioni che mi vengono in mente pensando al mio primo anno di coworking da Policromi. Scriverle mi ha dato un’idea: nei prossimi post ti presenterò i miei colleghi di scrivania, così capirai perché mi sono affezionata a loro così tanto.

Se qualcuno si è incuriosito e vuole venire a vedere il coworking di Policromi e a conoscerci di persona passate a trovarci, ci sono ancora due scrivanie libere. In questo link trovate tutte le informazioni ↓

http://www.policromi.it/il-coworking/

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Questo post è stato scritto da Sara Miscioscia

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